Come una rana d'inverno. La Shoah delle donne
Giovedì 26 febbraio 2009, alle ore 10.30, Daniela Padoan sarà al Liceo Cartesio di Triggiano (Bari), ospite del Presidio del Libro. Qui, in un incontro di dibattito e riflessione, pensato fondamentalmente nella prospettiva dell'incontro con i giovanissimi alunni dell'istituto, ma aperto a tutti, la scrittrice sarà intervistata dalla responsabile del Presidio, Rossella Santoro.
Nell'occasione sarà anche proiettato il documentario "Come una rana d'inverno. La Shoah delle donne", realizzato nel 2007 dalla stessa autrice per "La Grande Storia" di Rai Tre.
"Lei non ci crederà, ma non basta tutta la vita per raccontare Birkenau". Non i racconti di tutta una vita, ma un dialogo a quattro, durato alcuni mesi, iniziato il 20 gennaio 2002 e interrottosi il 10 novembre 2003 per andare in stampa, è la lettura che ci regala Come una rana d'inverno, e un patto d'ascolto, tre donne che raccontano e una donna che di tanto in tanto chiede, offrendo anche a noi, lettori, la possibilità di provare a stringere quel patto.
Daniela Padoan, nella postfazione, ci dice come è nata l'idea di questo libro e il suo farsi, insistendo su quel patto, sulla necessità di una relazione preliminare al racconto che si sviluppa nelle parole udite, e avvertendoci, pure, che il filo da lei seguito per raccogliere quelle parole è a sua volta un filo di relazioni. Liliana Segre, Goti Bauer, Giuliana Tedeschi, sono le tre donne che raccontano, di Auschwitz, di Birkenau, di mesi trascorsi come rane d'inverno, "vuoti gli occhi e freddo il grembo", secondo l'espressione del loro comune interlocutore maschile, Primo Levi, evocato già dal titolo del libro come la quinta persona che, indirettamente, partecipa al dialogo. Arrivate in età e in periodi diversi, tutte e tre erano lì, con negli occhi il fumo del crematorio, e nelle loro parole su quei mesi e sul dopo, grazie alla presenza di chi le ascolta e chiede, si rimandano l'una all'altra, nelle parole dette e nel riverberare dell'esperienza.
Ne emerge una singolare testimonianza, dalla lettura della quale si intuisce il bisogno della vita intera a cui fa cenno Goti Bauer, per raccontare la solitudine, la testa rasata, la nudità, il corpo svuotato di ogni scintilla divina, il viaggio, la selezione e gli affetti perduti già dalla prima selezione, le proprie compagne e le kapo, gli stracci indossati, i piccoli gesti, o solo sguardi di solidarietà, l'odore e il fumo del camino, sempre lì, dinanzi al volto, un'immagine che "rappresenta la totalità delle emozioni che si possono vivere, superata forse soltanto dalla paura che possa toccare a te".
















