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Giancarlo Limoni - Acquerelli

  • Lunedì 17 Maggio 2010 16:29
  • Ultimo aggiornamento Lunedì 17 Maggio 2010 16:44

Giancarlo Limoni - Acquerelli, dal 21 maggio al 22 giugno 2010 a BariGiancarlo Limoni - Acquerelli
Associazione Culturale BLUorG
dal 21 maggio al 22 giugno 2010
Bari


L'Associazione Culturale BLUorG presenta il 21 maggio alle ore 19.30 la mostra personale dell'artista Giancarlo Limoni, autore di fama internazionale, esponente di spicco "della nuova scuola romana" generatasi in seno all'attività della storica Galleria romana "L'Attico" di Fabio Sergentini.

Il 4 giugno presentazione del catalogo e del DVD
Direzione artistica di Giuseppe Bellini e di Giuseppe Defilippo e la collaborazione di Gaia Valentino
Testi del catalogo a cura di Anna D'Elia
Intervista a cura di Francesca Valentini
Video a cura di Gregorio Sgarra 

Poetica
Acquerello di Giancarlo LimoniLimoni esprime nell'esecuzione dei suoi acquerelli una rara maestria e sicurezza, una velocità espressa da un bagaglio di coerenza stilistica, dove ogni sfumatura e trasparenza è testimonianza di una esperienza sensibile e concreta. Nelle opere di grande formato realizzate per l'occasione, L'artista enfatizza una pittura liquida al limite della dissoluzione, delineando un brulichio di forme scintillanti di luce dai contorni fluidi e sinuosi, arrivando lì dove il disegno si fa più incisivo ed intenso a figurazioni più dense e tattili, quasi carnose e sensuali.
Giuseppe Bellini


Brevi note biografiche
Giancarlo Limoni nasce a Roma nel 1947. Inizia a lavorare giovanissimo tra Roma e Milano. Nel 1983 ha uno studio al Pastificio Cecere di San Lorenzo. Dal 1984 e per tutti gli anni 80 espone in numerose personali e collettive alla Galleria l'Attico di Fabio Sargentini. Partecipa inoltre ad alcune tra le più importanti collettive di quegli anni: "Nuove trame dell'Arte" a Genazzano, "Anni 80" a Bologna, "La nuova scuola romana" a Graz, "Trent'anni dell'Attico" a Spoleto, "Capodopera" a Fiesole e "Post-Astrazione" a Milano. Vince il Premio Termoli nel 1977. Dal 1986 ha trasferito il suo studio al quartiere Prenestino. Vive e lavora a Roma.



Stralci critici
"...Limoni ha una sicurezza di pennello che incanta, dipinge bene e veloce: ed anche di questo bisogna dargli atto, ora che la pittura sembra tornata di moda. Il gusto dei sottili arabeschi, prodotti dalle sgocciolature, e impreziositi dalle velature, difficilmente potrebbe essere più controllato, e al tempo stesso, aereo, movimentato: il risultato che ottiene è di una freschezza, una spontaneità, una sicurezza, ripeto, che è di per sé un pregio, e non dei minori. [...] Ciò che maggiormente colpisce, allora, nella sua pittura, è proprio questa capacità di muoversi in modo capillare sulla superficie del quadro, senza sbavature, senza ansie apparenti, anche se l'ansia c'è, ed è come il segreto, il pregio nascosto dell'artista. Ma quantastoria in quelle pennellate, assorbita e smaltita in un batter d'occhio. Perché anche Limoni, sia chiaro, ha dovuto fare i conti con il cedimento (o la fine?) dell'avanguardia, con la mancanza di un punto di riferimento a cui commisurare il resto. Non potendo andare avanti, è tornato indietro, ha sperimentato per così dire il già fatto, il già visto. E certo (si parva licet...), è più facile accostare una pittura di Limoni ad una di Monet, che ad una tela di un qualsiasi coetaneo."
Vittorio Rubiu
[dal catalogo Giancarlo Limoni - Luoghi segreti, L'Attico, Roma, 1985]


 
"...Giancarlo Limoni è pittore pieno e vero, sincero: grande. E come tutti i grandi ha fatto una scommessa con l'Assoluto: o "tutto o niente". Aut/Aut: non ci sono vie di mezzo, mediazioni. La grande scelta di Limoni è la grande scelta della pittura. Ha puntato tutto sulla pittura: può perdere o vincere: non avrà mai la sicurezza di uno stipendio impiegatizio, non avrà mai la sicurezza di una sicurezza. L'unica sicurezza di Limoni è la disperata fragilità di questo scommettere sul Niente -e sul Tutto, quindi- che è la Pittura. Pittura come corpo vivo dell'esistenza, Pittura come prolungamento fisico, biologico del suo vivere, del suo vivere il Mondo di noi tutti dentro la sua coscienza, la sua emozione, la sua capacità di sentimento."
Mariano Apa
[Il duro spazio della pittura che vive, dal catalogoGiancarlo Limoni, Galleria del Falconiere, Ancona, 1987]


 
"...All'epoca della prima mostra all'Attico la natura di Limoni era una matassa di segni nervosi e filamentosi che tendevano a diradarsi verso il centro del quadro, lasciando filtrare la suggestione di una profondità diversa e incommensurabile: tempo spazio e percezione invischiati e inestricabili, come aveva già esplorato Turner. Poi lo spazio è andato come ordinandosi: prima attraverso fantasmagoriche colate verticali di materia cromatica, quasi dei tappeti ortogonali di luce cangiante e filamentosa sopra i quali i fiori erano come improvvise calcificazioni di quegli stessi flussi ininterrotti; poi [...] è divenuto un muro di colore spesso e sontuoso, però invalicabile; ed il cui oltre è inimmaginabile, se non come dentro di una materia viva ed in perpetuo moto.
Lo spazio di Limoni, la natura che esso costituisce, sembrano quindi polarizzati tra la tensione a dissolversi in luce che fece la modernità di Turner, e quella a costituirsi come muri di colore, che, rimandando necessariamente a Pollock, sono anche il termometro di una modernità che manifesta in ogni momento la propria crisi. [...] In Limoni persino l'aria si carica della densità del colore. E questo processo di appesantimento del vuoto, di ispessimento dello spazio che perimetra le figure fino a farle coincidere con esso (o in altri lavori a farcele liquefare), appartiene anche ad una tradizione romana dalla storia lunga. È figlio di unhorror vacui che attraversa la notte rossa e barocca della Roma secentesca e si consegna, ancora capace di strappare applausi, ad un modo romano di tornare alla pittura che si impone all' inizio degli anni '80.
"
Enrico Mascelloni
[Limoni o la storicità della pittura, dal catalogo Limoni, Arte 92, Milano, 1994]

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