Sagre in Puglia

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'Viados'

  • Lunedì 28 Giugno 2010 10:53
  • Ultimo aggiornamento Lunedì 28 Giugno 2010 11:03

''Viados'', 1° luglio 2010 al Teatro Duse di Bari - La locandina"Viados"
Spettacolo di e con Vito Latorre
1° luglio 2010
Teatro Duse
Bari


Una nuova produzione della compagnia Onirica Poetica Teatrale, lo spettacolo "Viados", che debutta al Teatro Duse il 1° luglio.

Scritto e diretto da Vito Latorre, un racconto noir su vite vissute alla deriva: chi si condanna a morte per mostrare la propria vera natura, chi preferisce tacere e, nei più squallidi interni, si rifugia nel buio del sesso e della droga, chi per paura ricorre a minacce e ricatti.
La meschinità del danaro, l'ipocrisia del gioco e la perversione dell'egoismo generano la morte di creature difficili, fondamentalmente sole. Luci ed ombre del potere. Lei è morta forse perché...Lei era soltanto una delle tante

Protagonisti gli attori: Francesco Lamacchia, Vito Latorre, Marilù Quercia, Antonio Repole.
Voci narranti: Lucrezia De Vincenzo, Lisa Sasso e Vanna Sasso.
Costumi: Rossella Ramunni.
Audio-luci: Giuseppe Dentamaro.

VIADOS
Vite alla deriva.
Persone che nessuno sa sostenere nel più difficile passaggio della loro vita già difficile.
Si può distruggere una persona anche senza torcerle un capello? La si può assassinare con una immagine che può essere più minacciosa e mortale di un cappio o di un colpo di pistola?
Nell'indifferenza di tutti sono sempre minacciate.
Lei era soltanto una di quelle.
Aveva paura.  Come le altre. Lo diceva, lo gridava. Nessuno l'ha ascoltata.



Ogni delitto ci svela sempre che è accaduto qualcosa che non capiamo perché quel che conta sapere, per capire davvero, non ci viene detto e non lo conosciamo. Ma nella sua storia qualcosa si è già compresa e intuita: le abitudini private di un ceto politico, professionale, imprenditoriale, sono e possono diventare gli strumenti di ricatti spietati e distruttivi; in qualche caso adatti a muovere le cose, concludere affari o farli saltare. Un rovo di accuse incrociate in un mondo chiuso, quello dei transessuali quasi sempre clandestini. Un mondo in cui il problema è anche lì: nelle narici. Polvere bianca. Tanta. Troppa cocaina. Un mondo fatto di euro, di migliaia di euro, per una notte di sesso e sniffate, un piccolo mondo atroce che diventa tanto onirico e surreale quanto crudamente normale.
Lei, quale che sia la ragione della sua morte, si è trovata al centro di questo gorgo fangoso, attrice consapevole di una tragedia scritta e diretta da altri.
Lei è morta forse perché ha messo in scena quello che viene visto come il lato oscuro (debole?) del sesso maschile e del potere. Forse se lui e gli altri non fossero stati uomini di potere lei sarebbe ancora con noi.



Lei era soltanto una di quelle.
Una condannata a morte per la sua volontà di vivere il proprio essere in maniera sincera, attrice dello spettacolo dell'ipocrisia di chi preferisce tacere la propria fantasia sessuale, divenendo portatore di una solitudine orgogliosa che si rifugia nel buio del sesso, nei più squallidi interni: luce ed ombra insieme.
Il tumulto degli umori si traduce in espressioni di gergo, whisky e psicofarmaci, arcangeli e testicoli, colonne azzurre di cielo e sessi frementi.
Il rapporto amoroso, però, vive della presenza di una sincerità ad oltranza e si erge grande e magico sulla pochezza della meschinità quotidiana.

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