Sagre in Puglia

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Si va in Scena

  • Domenica 25 Luglio 2010 18:45
  • Ultimo aggiornamento Domenica 25 Luglio 2010 18:51

Si va in Scena, 27 e 29 luglio 2010 a BariSi va in Scena
Teatro a domicilio gratuito con Antonio Minelli
27 e 29 luglio 2010
Bari


Si avvia alla conclusione la prima parte della sperimentazione del 'teatro a domicilio' in forma assolutamente gratuita.

In sintesi: un attore (Antonio Minelli) nel mese di giugno ha invitato il pubblico della città di Bari a ospitare nella propria casa un atto unico di Luigi Pirandello (L'Uomo dal fiore in bocca) per un massimo di sette spettatori, non modificando l'ambiente e utilizzando una candela come illuminazione e una scatola acustica per la colonna sonora.

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Il contatto è avvenuto via internet, compilando un form sul sito SiVaInScena.it e inserendo una frase accattivante utile alla selezione da parte dell'attore.
Anche se l'invito è stato delimitato alla sola città di Bari, le mail ricevute (grazie alla diffusione della rete) hanno spinto la sperimentazione anche alla provincia di Roma (dove si è svolta una delle rappresentazioni) e richieste di estendere l'iniziativa al nord Italia.



Antonio Minelli ha iniziato il percorso teatrale a Genova nel 1979 (a 17 anni) grazie all'intuizione di Lea Ansaldo, poi selezionato per la scuola del teatro stabile di Genova nel 1981, frequenta le avanguardie europee (motivo per cui abbandona la scuola genovese da lui considerata troppo legata a un teatro 'inizio secolo') e fonda il Teatro delle Vigne nel chiostro millenario della Basilica di santa Maria delle vigne di Genova. In seguito si trasferisce in Puglia e stacca la parola 'Teatro' sostituendola con 'Compagnia' delle Vigne dichiarando che, se in Italia il teatro è quello che vediamo nei circuiti statali, noi non vi apparteniamo.
Ed è proprio in questa direzione che si dirige la provocazione di un 'teatro da camera', e in più gratuito. Fare teatro oggi, nel vero senso del termine, è diventata pura utopia. E viene considerato folle l'attore che sceglie lo spettacolo da interpretare. Bisogna fare di tutto, accettare qualsiasi ingaggio (sempre che si sopravviva a quella terribile fase chiamata casting) o cercarsi un altro lavoro e relegare la propria arte al criterio di un passatempo. L'Ente pubblico è impegnato a gestire gli artisti né più né meno come una agenzia di distribuzione e non si preoccupa più neanche di 'forgiare' le masse con una cultura totalitaria prestabilita. E la stessa parola 'cultura' è diventata sinonimo di pesantezza, problema, roba da museo. Per gli amministratori (di qualunque turno) la cultura è uno strumento per la propria visibilità elettorale che prescinde dalla crescita dell'amministrato.



Si assiste così alla marea di eventi di massa a supporto di stereotipi commerciali utili ad ammassare spettatori. Ma l'anima è altrove. Si confonde l'arte con l'intrattenimento.
E tutto questo non deve essere una lagnanza ordinaria se perfino il sociologo Zygmunt Bauman sente la necessità di lanciare un allarme in tal senso: "La vera novità è costituita dai criteri che gli amministratori odierni, nel loro nuovo ruolo di agenti, impiegano per effettuare «valutazioni», «auditing» e «monitoraggi», per esprimere giudizi e censure, per comminare premi e punizioni nei confronti dei loro protetti. I criteri adottati sono naturalmente quelli tipici del mercato dei consumi e tutto questo contrasta radicalmente con la natura della creazione artistica e con il messaggio delle arti. Subordinare la creatività culturale ai parametri e ai criteri del mercato dei consumi significa chiedere alle creazioni culturali di rispettare il prerequisito di tutti gli aspiranti prodotti di consumo, e cioè legittimarsi in termini di valore di mercato (il valore di mercato corrente, naturalmente) o perire. I prodotti culturali - che si tratti di oggetti inanimati o di esseri umani istruiti - tendono di questi tempi a essere arruolati al servizio di «progetti», considerati come imprese una tantum e a breve termine."

Pare che il pubblico di 'si va in scena' abbia ben compreso lo stato delle cose, se uno dei messaggi selezionati è il seguente: "Perché trovo struggente ed "eversiva" l'idea di portare il teatro nelle case. Perché ho sempre amato il teatro e soffro intensamente per la drammatica e squallida condizione in cui versa".

Le ultime date sono: 27 e 29 luglio a Bari e le case-teatro del pubblico sono aperte a giornalisti e/o operatori.

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