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Le luci della centrale elettrica - ''Per ora noi la chiameremo felicità''

  • Venerdì 19 Novembre 2010 18:55
  • Ultimo aggiornamento Venerdì 19 Novembre 2010 19:12

''Le luci della centrale elettrica'', 10 dicembre 2010 a Bari"Per ora noi la chiameremo felicità"
Le luci della centrale elettrica
10 dicembre 2010
Casa delle Musiche - Teatro Kursaal Santalucia
Bari


Dopo i fiumi di parole e i meritati elogi della stampa, i premi della critica (tra cui il Tenco) e gli innumerevoli spettacoli dal vivo, tornano "Le luci della centrale elettrica".
Prepotentemente entrati nell'immaginario intellettuale collettivo italiano nel 2008 col disco di debutto "Canzoni da spiaggia deturpata", si ripresentano citando una frase di Leo Ferrè

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Il giovane artista ferrarese Vasco Brondi, che del progetto "Le luci della centrale elettrica" è l'ideatore, svela il titolo del secondo album: "C'è una frase di Leo Ferrè che mi ha colpito, La disperazione è una forma superiore di critica, per ora noi la chiameremo felicità. Ecco...il titolo arriva da lì".

E prosegue: "Le canzoni parlano di lavori neri, di licenziamenti di metalmeccanici, di cristi fosforescenti, di tramonti tra le antenne, di guerre fredde, di errori di fabbricazione, dei tuoi miracoli economici, di martedì magri e di lunedì difettosi, di amori e di respingerti in mare, insomma delle solite cose. C'è questa orchestra minima, di quattro persone in una stanza, di archi negli amplificatori, di chitarre distorte, di organi con il delay, di acustiche pesanti e di parole nei megafoni".

Le nuove canzoni sono: Cara catastrofe, Quando tornerai dall'estero, Una guerra fredda, Fuochi artificiali, L'amore ai tempi dei licenziamenti dei metalmeccanici, Anidride carbonica, Le petroliere, Per respingerti in mare, I nostri corpi celesti, Le ragazze kamikaze.

Stefano Pilia (Massimo Volume), Rodrigo D'erasmo (Afterhours) ed Enrico Gabrielli (Calibro 35, Vinicio Capossela, Mike Patton) hanno suonato nel disco di "Le luci della centrale elettrica", a conferma del fatto che questo è un progetto in continua evoluzione, con collaborazioni sempre diverse, una sorta di collettivo in cui Vasco Brondi è il comune denominatore.
La copertina e il booklet del disco sono stati curati da Andrea Bruno, ovvero uno dei più importanti disegnatori underground italiani (Premio micheluzzi, migliore disegnatore 2010 al Comicon di Napoli).

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