Sagre in Puglia

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L'Imperatore e la Farfalla

  • Mercoledì 21 Aprile 2010 11:06
  • Ultimo aggiornamento Sabato 24 Aprile 2010 07:02

L'Imperatore e la Farfalla, 23 aprile 2010 a Lucera (Foggia) - Miniatura di Federico II dal ''De Arte Venandi Cum Vibus''L'Imperatore e la Farfalla
Banchetto medioevale alla Corte di Sant'Agapito
23 aprile 2010
Masseria Sant'Agapito
c.da Santa Caterina di Ripatetta
Lucera (Foggia)


Nella manifestazione intitolata "L'Imperatore e la Farfalla", il cuoco di corte "Berardo" proporrà alcune ricette care al Puer Apulie come il Biancomangiare o la torta di Re Manfredi e altro ancora tipico della cucina araba medioevale e ricette tratte dal "Liber de coquina".

Tra dame e cavalieri, musica e danze duecentesche e dimostrazioni di scherma, il tutto a lume di candela e in abiti storici, si ricreerà, attraverso una suggestiva ambientazione medioevale, parte dello sfarzo dell'Impero Svevo: dove note di musica si fonderanno a piacevoli note culinarie, dove la sensualità della danza si unirà al vociare sottile e delicato della poesia e dove la scherma si fonderà con la splendida cornice offerta dall'antica location di Masseria Sant'Agapito.

Sotto l'organizzazione di Vincenzo Mascolo e le scenografie, allestimento, illustrazioni e grafica a cura di Maria Grazia De Rosa e Roberta Fiano, con la consultazione storica di Antonio delli Carri, sono artefici di tale serata l'associazione Music&Colors con il contributo musicale del gruppo Follorum, danze curate dal gruppo Ethnos, e la collaborazione degli Imperiales Friderici II. Non poteva mancare a colorire il tutto l'istrionico present-attore Gianni de Mare, vecchia conoscenza della Masseria, noto per aver realizzato con de Rosario la rassegna di Cortometraggi d'autore.

"Un gaudente! Un erotomane! Un miscredente! Un filoarabo!". E, last but not least, pure "un goloso!". Dal punto di vista dei Papi dell'epoca - e di tanti denigratori suoi contemporanei (alcuni ascetici davvero, altri sedicenti per far piacere, com'è costume tuttora, al potente rivale di turno) - Federico II di Svevia era questo e altro." Epicureo!!!", gli dicevano pure: epiteto che allora era la sintesi di tutti gli altri anatemi messi assieme. "Fue dissolute in lussuria in più guise...in tutti i diletti corporali volle abbondare, e quasi vita epicuria tenne, non faccendo conto che mai fosse altra vita", scrisse nella Cronica Giovanni Villani (1280- 1348).
In effetti, anche agli occhi complici di un libertino dei giorni nostri, il narcisissimo imperatore svevo, nato a Jesi nel 1194 e morto a Castelfiorentino (Foggia) nel 1250, certe etichette se l'è meritate tutte o quasi. Compresa quella di "goloso": invece di teorizzare la mortificazione del corpo, sponsorizzava ricettari all'altezza dei suoi banchetti. Anche se tanto entusiasmo ha consentito allo Svevo di divenire il mecenate della tradizione culinaria italiana: un buongustaio che amava i piaceri della vita (cibo incluso), ma con una precisa idea del confine tra la generica ingordigia e la sapiente capacità di creare e degustare.



È un ritratto affascinante, e pure divertente, dell'imperatore, ritratto che emerge dalla lettura del volume "I ricettari di Federico II". Dal "Meridionale" al "Liber de coquina": 282 pagine scritte da Anna Martellotti, docente di Storia della Lingua tedesca nell'ateneo barese, e pubblicate (con il contributo della Presidenza del Consiglio della Provincia di Potenza) dal prestigioso Leo S. Olschki Editore di Firenze nella collana "Biblioteca dell'Archivum Romanicum".
(Testo di Marco Brando, Corriere del Mezzogiorno)

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