Un Rumore di Gabbiani di Giuseppe Cristaldi
Giovedì 9 luglio 2009 ore 21.30
Parco Turistico Culturale Palmieri - Martignano (Lecce)
L'Associazione Turistica Culturale Salento Griko e l'Associazione Multiculturale "Vibrazioni popolari" di Martignano invitano alla presentazione del docudramma:
"Un rumore di gabbiani, orazione per i martiri dei petrolchimici"
Intervengono:
Giuseppe Serravezza (Presidente LILT Lecce)
Giuseppe Cristaldi, autore del libro e mediometraggio "Un Rumore di Gabbiani"
Luigino Sergio, Presidente dell'Unione dei Comuni della Grecìa Salentina
Alfredo Melissano, Rappresentante Associazione Nuova Messapia
Franco Caiulo, del Comitato Vittime del Petrolchimico
Performance poetica a cura di Elio Coriano, poeta.
Saranno presenti rappresentanti di Associazioni di tutela della ambiente impegnate nel nostro territorio ed una vittima del petrolchimico di Brindisi. Nel corso della serata saranno proiettati parti del mediometraggio di Cristaldi.
Un rumore di gabbiani
La vita eroica di Gabriele Bortolozzo, ex-dipendente del petrolchimico di Porto Marghera, quale somma memoria da tramandare ai posteri. Le gesta esemplari raccontate da un suo simile, sodale, in terra brindisina, un operaio che sul punto di morire descrive minuziosamente il proprio retaggio ad un feto, presunto, insperato, affinché niente e nessuno annaspi più nell'oblio. Il martirio di uomini barattati col polivinilcloruro, le strazianti testimonianze delle vedove, dei figli, dei medici segnati dal tragico fenomeno. I viaggi della speranza, le vessazioni subite dagli autoclavisti per mano dei colleghi d'altri reparti, la natura ridotta ad una carcassa di molosso. La ritrosia culturale imperante, ovvero una omertà inconsapevole presente anche nel collettivo vittime.
E poi ancora, le intercalazioni dialogiche della Saggezza con il Futuro, l'inversione dei loro ruoli.
Questo il contenuto tematico del mediometraggio Un rumore di gabbiani. Orazione per i martiri dei petrolchimici, soluzione filmica sperimentale sia a livello testuale che strutturale, che ricorre al teatro civile odierno per insinuarsi nelle viscere di una terra condannata ai decessi tumorali e che in essa si premura di edificarne soverchiante denuncia.
Con la collaborazione straordinaria di Franco Battiato.
Giuseppe Cristaldi (1983) vive a Parabita (Lecce). Dopo la sua prima opera Storia di un metronomo capovolto, torna al pubblico con un mediometraggio di straordinaria attualità. Un rumore di gabbiani gode di una distribuzione editoriale (libro+dvd. Ed. Besa), il libro annesso al dvd si privilegia della prefazione del cantante Caparezza ed ha partecipato al Levante FilmFest di Bari. Il riscontro ottenuto mediante la promozione capillare nelle scuole, negli agglomerati pugliesi particolarmente intaccati dalla tematica, ha condotto l'opera a recensioni e servizi televisivi di carattere nazionale. Intento primario dell'opera è quello di travalicare le barriere territoriali reticenti e mafiose per giungere ad una logica nazionale di denuncia e di memoria (236 ex dipendenti petrolchimici morti e mai risarciti) attraverso ogni formula possibile.
La piaga petrolchimica: cenni storici
Nel 1950 ha principio la storia petrolchimica in Italia. A Porto Marghera (Ve) nasce il primo impianto per la polimerizzazione del CLORURO DI VINILE MONOMERO, da cui poi ottenere il PVC, su un terrapieno di rifiuti altamente inquinanti. Dopo il colosso veneto, sempre per mano della Montedison (Eni), sorgono impianti similari in tutta la penisola, Mantova, Manfredonia, Brindisi e di pari passo a ciò migliaia di uomini passano dalle realtà contadine allo spettro chimico senza un minimo percorso di educazione professionale e di sensibilizzazione riguardante le componenti trattate.
Nel 1973 l'OMS riconosce cancerogeno il CVM e nel contempo comincia il primo allarmismo operaio. Gabriele Bortolozzo è il pioniere della detta lotta, egli è dipendente dello stabilimento di Porto Marghera, subodora la nocività della sostanza già prima che l'OMS si pronunci, si dichiara OBIETTORE DI COSCIENZA ALLE PRODUZIONI NOCIVE. Insieme all'operaio si innesca un movimento ampio di protesta che arriva persino al monitoraggio autonomo presso la laguna, laddove le navi trasportano i fanghi tossici per scaricarli a largo. Tuttavia gli apparati dirigenziali si attivano al filtraggio sapiente delle notizie relative alla dannosità del prodotto.
Nel 1990 Gabriele Bortolozzo è meno solo, alla sua incommensurabile opera di acquisizione delle cartelle cliniche di tutti gli operai Montedison si associa MEDICINA DEMOCRATICA (cooperativa di medici, scienziati… che si occupa della salute sui posti di lavoro). Presenta al p.m. Felice Casson un esposto. Le accuse sono gravissime: STRAGE, DISASTRO COLPOSO, LESIONI COLPOSE, OMISSIONI DI CAUTELE. Comincia il processo.
Nel 2001 La sentenza di primo grado assolve tutti gli imputati del caso Enichem (Montedison, Eni), ma negli anni successivi, allo scopo di chiudere ogni procedimento giudiziario, l'azienda si adopera in risarcimenti sommari e privati delle famiglie interessate (260 vittime), tale condotta la ripete nel 2007 a Manfredonia, cercando di eludere una condanna che poi in realtà non arriva.
A Brindisi si avviano le indagini nel 1996, grazie ad una denuncia dell'operaio Luigi Caretto presentata a Felice Casson. Ma nel 2003 la procura di Brindisi stralcia le posizioni degli imputati archiviando. Così accade anche nel 2008, quando il g.i.p. Sardiello decide l'archiviazione comunicandolo privatamente agli avvocati.
Ancora su "Un rumore di gabbiani"
Un rumore di Gabbiani è un excursus sulla mattanza petrolchimica in Italia, in particolar modo nello stabilimento di Brindisi che ad oggi annovera 236 ex dipendenti morti per insorgenze tumorali causate dall'inalazione del CVM.
Più che un film vuole essere una soluzione filmica sperimentale costituita da un'orazione di teatro civico, da intercalazioni documentaristiche e da provocazioni scenografiche. L'oratore è da intendersi come il timoniere della lotta operaia brindisina, tale Luigi Caretto, che verso la fine della propria esistenza si rivolge ad un feto raccontandogli il proprio martirio e quello di centinaia di suoi simili anteponendo l'epopea del collega Gabriele Bortolozzo quale retaggio indimenticabile ed esemplare per i posteri.
Nel corso del mediometraggio si snocciolano alcuni aneddoti importanti per la caratterizzazione della detta, silente, mattanza: le testimonianze strazianti di vedove, reduci, figli, le loro corse a perdifiato alla ricerca di assistenza medica, l'umiliazione sui luoghi di lavoro, la discriminazione subita dai lavoratori più colpiti dal male, ovvero gli autoclavisti, l'ignominia vissuta dagli stessi nei paesi di appartenenza (cancro al fegato = uso di alcolici), l'omertà consapevole ed inconsapevole dovuta ad una ritrosia culturale, i machiavellismi degli apparati dirigenziali per l'occultamento della propria colpevolezza, la vendita degli immobili per il raggiungimento di cure adeguate.
Ma oltre a ciò, in questo lavoro traspare la deriva del circostante tutto, la contaminazione delle coltivazioni, l'alta incidenza tumorale nei luoghi interessati dalle esalazioni petrolchimiche, il numero considerevole di bimbi nati col tumore al cervello nello stesso agglomerato brindisino.
Un assunto traspare su tutto: lo stato di colpevolezza del pugliese in quanto tale da espiarsi mediante la Memoria ed iniziative che consentano il risarcimento di queste vittime, giacché la giustizia ordinaria, sensibilmente influenzata (documentato), ha latitato.
Info: 0832 821827 – 392 3309993















