La Notte Della Taranta 2009 - Calimera
Calimera (dal greco Buongiorno o, più probabilmente, Bel Posto per la presenza del grande bosco di lecci, dell'acqua di falda, della viabilità antica e di terreno fertile) è citato per la prima volta nei registri angioini, ma una recente acquisizione della Casa-museo della Civiltà Contadina e della Cultura Grika ne documenta le frequentazioni anteriori di almeno tre secoli.
Calimera (Lecce) dista dal capoluogo salentino circa 15 km e conta più di 7000 abitanti, impegnati prevalentemente nel terziario, olivicoltura e cooperative di servizi. Calimera si presenta al visitatore in una pianura verdeggiante con le sue ampie e dritte strade, con le sue case prevalentemente basse, con i suoi grandi edifici civici, con il suo alto campanile e la sua settecentesca chiesa , disposti in un complesso urbano esteso ed ordinato.
Gli artisti della serata del 12 agosto 2009:
Sciacuddhuzzi
Il gruppo usa strumenti acustici di estrazione popolare ed è specializzato in un repertorio frutto delle ricerche etnomusicologiche sul territorio salentino. Fondato da Francesco Attanasi, scomparso prematuramente tre anni fa, il gruppo – diretto dal fratello Giuseppe - si avvale anche della collaborazione di musicisti israeliani, greci e provenienti da altre zone d'Italia.
SalentOrkestra
È un progetto che nasce con l'obiettivo di proporre composizioni originali e musiche tradizionali salentine nel contesto più ampio della cultura musicale del Mediterraneo. Ritmi balcanici, greci e albanesi si intrecciano con pizziche e tarantelle con l'intento di amalgamare le sensibilità.
Alla Bua
Il gruppo nasce dalle esperienze più tradizionali della cultura musicale salentina: dalle ronde della storica festa di San Rocco a Torrepaduli, alle notti itineranti del canto a Santu Lazzaru, alle tipiche feste nelle corti. Alla Bua, che in griko significa medicina alternativa, o altra cura, ispira lo l'animo e il suono del gruppo. La cura: nel passato contro il morso velenoso della leggendaria taranta, oggi contro la piattezza della società moderna. Una cura a suon di pizzica-pizzica, danza forte, calda e liberatoria. Negli ultimi anni il repertorio si è arricchito di brani originali composti dagli stessi autori.
















