Ifigenia in Tauride - 35° Festival della Valle d'Itria
35° Festival della Valle d'Itria
16 luglio - 5 agosto
Palazzo Ducale - Martina Franca
"Dulcis in fundo", la quarta produzione 2009 del Festival della Valle d'Itria
IPHIGENIE AUF TAURIS
di Christoph Willibald Gluck e Richard Strauss
Il 35° Festival della Valle d'Itria giunge alla sua quarta produzione stagionale, con la quale si propone ancora un'opera di C. W. Gluck: l'Ifigenia in Tauride. Per la prima volta in Italia sarà rappresentata la versione tedesca curata da un altro grandissimo compositore, R. Strauss. L'appuntamento è l'1 e il 3 agosto 2009, nel Palazzo Ducale di Martina Franca (Taranto).
L'opera si inserisce nell'ambito della "Settimana Europea dei Festival" (30 Luglio – 5 Agosto 2009), promossa da Italiafestival, con il patrocinio dell'EFA (European Festivals Association). In occasione dell'Anno Europeo della Creatività e dell'Innovazione, prende avvio un'iniziativa di respiro pluriennale, che ha l'obiettivo di promuovere ogni anno, attraverso eventi culturali mirati, un diverso valore costitutivo e unificante dell'Europa. Il tema del 2009 è la libertà di pensiero e di espressione, principio su cui poggia la creatività nelle diverse arti. "Trattandosi di un progetto pilota – spiega il presidente Punzi – per quest'anno si limiterà ad un messaggio comune con cui le manifestazioni aderenti introdurranno gli spettacoli già in calendario. Tuttavia, l'iniziativa decollerà già a partire dall'edizione 2010, grazie all'attivazione di scambi e collaborazioni tra Italiafestival e gli altri festival europei associati all'EFA".
L'edizione 2009, cominciata con il successo riscosso dall'Orfeo ed Euridice, chiude il cerchio tornando a Gluck e al suo gusto per la tragedia antica. La fortuna e la fama dell'Ifigenia in Tauride sono in parte legate ad un gustoso episodio riguardante le sue origini. È ben nota l'aspra rivalità che vedeva Niccolò Piccinni quale ostinato antagonista di Gluck. Non a caso il direttore dell'Opéra di Parigi, De Vismes du Valgay, propose contemporaneamente ai due illustri compositori di musicare un libretto tratto dalla tragedia greca di Ifigenia. Ne risultò una vera e propria operazione mediatica, data la grande curiosità nutrita dal pubblico per l'esito finale di una disputa di dimensioni "epiche". In gioco c'era il prestigio non solo dei due contendenti, ma anche degli stili operistici di cui erano rappresentanti, la tragédie lyrique francese e l'opera italiana. Suonerebbe irriverente parlare di vincitori, considerata l'eccellenza raggiunta da entrambe le parti. Tuttavia, fu Gluck a presentare per primo la sua opera al pubblico parigino (18 Maggio 1779), componendo quella che è stata giudicata la migliore tragédie lyrique dell'intero Settecento.
Nel 1889, Strauss, forse all'oscuro della traduzione tedesca curata personalmente da Gluck, cominciò la revisione dell'opera sulla base di una delle edizioni che si continuavano a stampare in francese. Il modello seguito fu l'Ifigenia in Aulide gluckiana rielaborata nel 1847 da Wagner, dopo Gluck il secondo compositore più venerato da Strauss.
Adattare l'Ifigenia al teatro tedesco, in modo da favorirne la comprensione e l'inserimento in repertorio anche in Germania, consentì a Strauss di lasciare praticamente immutata la partitura musicale, concentrandosi sulla resa del testo in lingua tedesca. Riuscì a mantenersi fedele allo spirito dell'originale conservando il metro e rinunciando alla rima. Il più vistoso cambiamento sulla struttura generale è la riduzione da quattro a tre atti. I personaggi principali sono rispettati per vocalità, mentre cambiano in parte quelli secondari. Restano invariati i cori, maschile e femminile, ma scompaiono le sezioni più legate alla prassi settecentesca, perché considerate inattuali: tutti i balletti del I Atto e la Pantomime del II Atto.
L'opera, così revisionata, andò in scena per la prima volta all' Hoftheater di Weimar, il 9 Giugno del 1900, ma non fu mai rappresentata in Italia.
Le scelte del regista, Oliver Kloeter, tengono conto di due grossi avvenimenti culturali, che influenzarono fortemente la Germania e l'Austria del primo Novecento: il recupero del misticismo religioso, come reazione all'avanzata delle ideologie totalitarie anticlericali, e la scoperta del subconscio da parte di Sigmund Freud. Anche Strauss non vi restò indifferente, come dimostrato nell'opera dall'importanza attribuita al regno dei morti, verso cui lo stesso Gluck nutriva un profondo interesse, e dalla frequente contrapposizione tra conscio e subconscio, spazio reale ed evocazione del passato. A Martina ciò verrà espresso attraverso "passaggi sfumanti e tagli bruschi fra le scene – anticipa Kloeter -. Si accentuerà l'espressionismo psicologico contenuto nell'opera tramite la caratterizzazione dei personaggi ed un gioco di luci. Il tutto assicurando un'impostazione facilmente leggibile ed elegante per coinvolgere lo spettatore".
Interpreti: Olga Kotlyarova (Iphigenie), Liu Song-Hu (Orest), Marcello Nardis (Pylades), Costantino Finucci (Toas), Alessandra Gioia (Diana), Graziano De Pace (Ein Diener des Temples), Pietro Lisi ( Ein Diener), Maria D'Antini (Griechen), Anna Schiavulli (Priesterin).
Accompagna il Coro Internazionale di Bratislava, diretto dal Maestro Pavol Prochazka.
Dirige l'Orchestra Internazionale d'Italia Ramòn Tébar, regia di Oliver Kloeter, scene e costumi a cura di Darko Petrovic.















